Congratuliamo Guillaume!

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Checco23
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Iscritto il: 26 mar 2012, 15:03

Congratuliamo Guillaume!

#1 Messaggio da Checco23 »

Il giocatore Guillaume ha distrutto una Archirovina con 47297 Perle Nere sul server Fioritura di civiltà: Arconio.

Complimenti ;)

Aspettiamo una storia interessante!
Guillaume
Novellino
Messaggi: 1
Iscritto il: 23 gen 2012, 11:03

La caduta dell’Archirovina — diario di un guerriero non-morto

#2 Messaggio da Guillaume »

La caduta dell’Archirovina — diario di un guerriero non-morto

Sono passati undici lunghi anni da quando, novizio e assetato di vendetta, misi piede per la prima volta su queste lande bruciate. Undici anni trascorsi tra marce infinite, battaglie disperate e silenzi carichi di morte. Undici anni a inseguire ombre tra rovine dimenticate, a sfidare creature che nessun uomo vivo avrebbe osato affrontare e a forgiare la mia anima in un’armatura più dura del ferro stesso.

Io sono uno dei non-morti, un guerriero strappato al ciclo naturale della vita. Nessuna carne più calda batte dentro il mio petto e nessun respiro appanna più l’aria davanti al mio volto. Le vene non pulsano, il sangue non scorre. Eppure, in questa carcassa che un tempo fu uomo, qualcosa continua ad ardere.

Il mio cuore è freddo come il marmo di una tomba, ma ha sempre custodito una sola fiamma: l’odio per l’Archirovina.

L’Archirovina.
Non era semplicemente una rovina, né soltanto un’antica fortezza abbandonata. Era qualcosa di più oscuro, più antico e più terribile. Un colosso di pietra nato in un’epoca dimenticata, l’epicentro di un’energia corrotta capace di plasmare intere legioni di mostri e divorare la speranza di città intere.
Le leggende narrano che fu eretta secoli prima dello scoppio della Guerra delle Perle Nere. Alcuni cronisti sostenevano che fosse nata come tempio dedicato a divinità proibite; altri la descrivevano come una fortezza costruita per imprigionare un potere troppo grande per essere distrutto. Qualunque fosse la verità, l’Archirovina divenne nel tempo una morsa di tenebra che serrava queste terre nella paura.

Nei suoi anfiteatri di pietra si libravano incantesimi dimenticati, formule così antiche che persino i necromanti più sapienti esitavano a pronunciarle. Lì venivano nutrite e allevate creature che nessun profano avrebbe mai dovuto vedere: bestie d’ombra, costrutti di ossa e pietra, abomini nati da esperimenti di magia proibita.

Per anni non osai avvicinarmi troppo, anche perché nessun esploratore la trovava....
La osservavo da lontano, come si osserva una tempesta che si avvicina all’orizzonte. Studiavo i suoi movimenti, le pattuglie delle creature che ne difendevano i cancelli, i flussi di energia che si sollevavano dalle sue mura nelle notti senza luna.

Le sue pareti erano un mosaico di rune nere, incise da mani di maghi impazziti. Alcune brillavano debolmente nella notte, altre pulsavano come vene cariche di potere oscuro. Ogni simbolo raccontava un incantesimo, una maledizione o un rituale dimenticato.

A proteggerla vi erano ordini di golem deformi, creature fatte di roccia e ossa fuse insieme da una magia crudele. Immobili come statue per giorni interi, si animavano non appena un intruso si avvicinava troppo.

Molti esploratori tentarono di entrarvi.
Pochissimi tornarono.

Coloro che riuscirono a fuggire portavano negli occhi una paura che nessun uomo dovrebbe conoscere. Tornavano macilenti, segnati nel corpo e nello spirito. Alcuni non parlavano più. Altri sussurravano di corridoi vivi, di ombre che respiravano e di voci che chiamavano dalle profondità della pietra.

Eppure, per noi guerrieri non-morti, l’Archirovina rappresentava qualcosa di diverso.
Non solo una minaccia.

Era la prova ultima del nostro valore.

La mia armata si mosse all’alba del dodicesimo anno.
Un’orda silenziosa di scheletri animati da magia oscura, cavalieri spettrali legati a un’unica volontà e spiriti guerrieri che avevano giurato fedeltà oltre la morte. Non c’erano canti di guerra, né tamburi. Solo il rumore delle ossa che stridevano e il vento che attraversava le armature vuote.

La terra attorno all’Archirovina era un deserto di cenere. Gli alberi erano ridotti a tronchi contorti, come dita scheletriche rivolte al cielo. Le poche falde d’acqua rimaste erano diventate paludi fetide dove galleggiavano resti dimenticati.

Il vento portava con sé lamenti lontani, come se le anime di chi era morto in quelle terre continuassero a vagare senza pace.

Il cielo era grigio e pesante.
Perfino il sole sembrava esitante, nascosto dietro un velo di nubi scure, come se anche lui temesse di osservare ciò che stava per accadere.

Quando giungemmo alle prime porte monumentali, la fortezza reagì.

Un coro di bestie urlanti squarciò il silenzio. Dalle torri spezzate si riversarono draghetti d’ombra dalle ali strappate, ragni di pietra grandi quanto carri da guerra e golem scheletrici armati di lame arrugginite.

Era come se l’Archirovina stessa avesse preso coscienza della nostra presenza.

La battaglia fu feroce.

Il clangore delle ossa contro l’acciaio riempì l’aria. Incantesimi neri si snodavano tra le file come serpenti di fumo. I miei guerrieri cadevano e si rialzavano, colpivano e venivano colpiti, ma non arretravano mai.

Ogni non-morto combatteva con un solo pensiero: distruggere l’origine di tanto male.

Avanzammo tra cortili distrutti e corridoi colmi di statue infrante. Ogni passo verso il cuore della fortezza sembrava rendere l’aria più fredda, più pesante, come se la rovina stessa cercasse di respingerci.

Dopo ore di battaglia raggiunsi finalmente il cuore dell’antica struttura.

Era una sala immensa, tanto grande che le torce sulle pareti sembravano stelle lontane. Le volte erano scolpite con storie dimenticate: re che stringevano patti con demoni, eroi che cadevano sotto eserciti impossibili, città che bruciavano sotto cieli neri.

Al centro della sala, sopra un altare di granito nero, pulsava una luce oscura.

Il Cuore dell’Archirovina.

Non era solo una fonte di energia. Era qualcosa di vivo. Ogni pulsazione sembrava un battito, ogni bagliore un respiro oscuro. L’aria attorno a esso tremava come se la realtà stessa fosse piegata dal suo potere.

Quando mi avvicinai sentii un gelo attraversarmi le vertebre come una lama. Per un istante percepii mille voci sussurrare nella mia mente: promesse di potere, minacce, ricordi di vite che non erano mie.

Ma io avevo atteso questo momento per undici anni.

Con un ruggito che non era più solo mio, ma di tutte le mie legioni, sollevai la mia spada. Era stata temprata nel fuoco delle Perle Nere consumate in mille incantesimi e portava le cicatrici di cento battaglie.

La scagliai contro il nucleo pulsante.

L’impatto fu cataclismico.

Un boato scosse le fondamenta dell’intera fortezza. Le mura tremarono, le rune si incrinarono e poi si dissolsero come neve al sole. Le creature rimaste urlarono mentre la magia che le sosteneva iniziava a collassare.

Urla spettrali si fusero in un unico lamento di sconfitta. L’energia nera si contorse su se stessa, implodendo come una stella morente.

Poi venne la luce.

Un lampo abbagliante esplose dalla sala centrale, seguito da un’onda di calore che attraversò ogni corridoio e ogni torre. Le ombre furono bruciate via e le pietre cominciarono a cedere.

L’Archirovina stava crollando.

Torri millenarie si spezzarono, archi monumentali si sgretolarono e interi bastioni collassarono tra nuvole di polvere e cenere.

Quando tutto finì, il silenzio tornò su quelle terre.

Ora l’Archirovina giace ridotta a un cumulo di macerie fumanti. Le sue pietre sono fredde e mute. Le creature che un tempo rispondevano al richiamo delle sue tenebre non esistono più.

Io, guerriero non-morto, vecchio e stanco, mi trovo qui a raccontarlo.

La vendetta è compiuta.
Il male che per secoli ha infestato queste terre è stato spezzato.

Le leggende future parleranno forse di me.
Oppure parleranno soltanto del giorno in cui l’Archirovina non fu più.

E, in fondo, questo è tutto ciò che conta.
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